Silvestrin su Morgan ha torto, torto marcio
Suonate sempre con anima; suonate non solo con le dita, ma anche con la testa e col cuore; fate del Clavicembalo ben temperato il vostro pane quotidiano; completate i vostri studi musicali leggendo poesie e facendo passeggiate nei boschi; non aiutate a diffondere le cattive composizioni, al contrario aiutate a sopprimerle; le leggi della morale sono anche le leggi dell’arte; nulla di grande si può compiere senza entusiasmo; non si è mai finito di imparare; la migliore cura contro la vanità e la presunzione è lo studio della storia della musica.
[Robert Schumann, Frontespizio de “Album für die Jugend” – L’album per la gioventù, 1848]
Il declino culturale italiano va di pari passo con tutto il resto del sistema, in un lento e agonizzante collasso che si porta dietro l’economia e la politica. Di recente, durante una residenza studio organizzata dal festival Trasparenze a Gombola, ho sentito spesso parlare di come si dovrebbe fare, tra artisti, organizzatori, amministratori e spettatori, per aiutare almeno la cultura a cambiare rotta. Quello era l’ambito teatrale, ma questo tipo di discussioni avvengono anche nelle tavole rotonde sullo stato dell’editoria, a Faenza durante le giornate del Meeting delle Etichette Indipendenti, a Lucca sul fumetto e a Roma sul cinema, sembra che niente possa fermare questa catastrofe annunciata.
A prescindere dalle esperienze personali e dalle ricette politiche fallimentari degli ultimi trent’anni, vi è comunque una resistenza interna nel mondo culturale, espressione di operatori e artisti di ogni estrazione, che attraverso il proprio lavoro riescono a esprimere una vitalità irrequieta e debordante capace di svegliare anche il fruitore più assopito. Tutte realtà che la televisione, la radio e spesso anche i canali indipendenti come i blog, YouTube e Twitch, ignorano consapevolmente.
Non succedeva dagli anni ’70 che la musica italiana ricevesse attenzione dalla critica oltreoceano, e no, non sto parlando dei Måneskin, ma di scene gloriose e antitetiche alla cultura mainstream come la Psichedelia Occulta, che ha raccolto il plauso di critici del calibro di Simon Reynolds e Julian Cope. Musicisti formidabili in grado di esprimere una musica di qualità assoluta e diversa dai canoni supposti dal conformismo delle major come Father Murphy, Squadra Omega, Heroin in Tahiti, La Piramide di Sangue, Mai Mai Mai, tutte proposte radicalmente diverse unite però da una necessità di riconnessione con la cultura mediterranea attraverso la sua nuova veste globale. Negli ultimi anni non mancano le compagnie e giovani registi stanno cercando di rinnovare i linguaggi del teatro, come Malmadur, Francesco Alberici (anche in Frigoproduzioni), Fabio Pisano, Hombre Collettivo, Ctrl+Alt+Canc, Nardinocchi/Matcovich, Giulia Spattini e tanti altri, così accade nel mondo della poesia e dei romanzi, come nei corti e nei lungometraggi, ma chi in Italia da spazio a queste realtà?
Invece di concentrarci sulla qualità come perno della proposta culturale, gli preferiamo la mediocre provocazione senza nerbo di vetuste mummie come Morgan, Manuel Agnelli, Antonio Moresco, Walter Siti, Federico Tiezzi e Sandro Lombardi, lasciamo che teatri, librerie, sale concerti e palchi televisivi vengano colonizzati da questi residui animati per inerzia da un disgusto viscerale verso il loro stesso pubblico. Con tutta la proposta musicale che c’è in Italia stiamo ancora a perdere tempo sulle imbarazzanti sparate di Morgan sulla cultura, lui, che trasuda proprio quella mediocrità contro la quale gli artisti giovani si ribellano, ignorati dai media e dai loro rappresentanti.
Tra questi personaggi che della divulgazione fanno il proprio mestiere c’è certamente Enrico Silvestrin. Vecchio volto di MTV Europe con una lunga e brillante carriera nel mondo radiofonico, cinematografico e televisivo italiano, da quasi dieci anni su YouTube e Twitch parla e discute di musica. Poche ore fa è uscito uno spezzone di una sua live sul canale viola in cui difende (con qualche riserva) l’ultima fatica di Morgan – no, non un album ovviamente, ma un’altra scenata in pubblico. Ben lungi dall’essere il GG Allin de noantri, Morgan non usa la provocazione tramite l’arte, bensì tramite gli insulti. Durante una lezione-concerto dal titolo “Battiato, segnali di vita e di arte” un membro del pubblico ha voluto aizzare il cantautore milanese ex-Bluvertigo chiedendogli di suonare una canzone di Battiato.
Tralasciamo per un attimo il fatto che durante una serata titolata “Battiato, segnali di vita e di arte” a chiusura del Festival della Bellezza a Selinunte, Morgan stesse evidentemente suonando tutt’altro, la scelta può non essere irragionevole se la così detta lezione si fosse incentrata sul mettere in prospettiva il lascito di Battiato attraverso il contesto musicale che lo attraversava. Non lo so per certo perché nel programma della serata non c’era specificato in cosa sarebbe consistito l’incontro, ma non vedo perché immaginare il contrario. Detto questo qualcuno del pubblico non ha evidentemente gradito o anche solo compreso la scelta di Morgan, e così si è lamentato a gran voce. La risposta del sensibile artista non si è fatta attendere, facendo volare offese omofobe e le solite banalità sulla cultura per due intensi minuti, abbaiando sguaiatamente come un cane rabbioso.
Perché allora Silvestrin avrebbe dovuto difendere questo atteggiamento, giustificandolo addirittura? Beh, secondo lui il pubblico, comportandosi in questo modo, mette in mostra un’ignoranza che l’artista deve combattere, deve affrontare, il più duramente possibile – anche se ovviamente condanna gli insulti omofobi. Per Silvestrin chi critica l’atteggiamento di Morgan è preda di una confusione culturale. La sua argomentazione affonda sul titolo del video che il Corriere della Sera ha usato per dare la notizia sul web, in cui c’è scritto in sovrimpressione: «Morgan sbrocca». Definendo questo linguaggio come il prodromo di una violenza verbale che comincia sui giornali, si moltiplica sui social, per poi colpire il povero e indifeso Morgan (che vorrebbe solo fare cultura), disegna una parabola in cui il pubblico ignorante non riconosce la Vera Cultura quando ce l’ha di fronte.
Silvestrin su Morgan ha torto, torto marcio, perché la catena di rapporti causale che lui descrive non c’entra nulla con l’evento accaduto a Selinunte. Prima di tutto l’idea stessa che l’artista sia al di sopra del suo pubblico è un’imbarazzante scarto culturale derivato dall’idea malsana che esista una cultura “alta” e una “bassa”. Perfino lo stesso Morgan per anni si è scagliato contro la definizione italiana di “musica leggera”, sottolineando come all’estero si parli solo di “pop”, che questo sia dei Beatles, di Elton John, di David Bowie o di Dua Lipa, resta “pop”. Ma a prescindere dal gioco manierista delle definizioni a posteriori, l’artista non è un santo che concede un pizzico della propria beatificazione al pubblico. L’artista non solo può essere contestato, ma deve esserlo quando si ritiene necessario. Certo, la contestazione nei termini sopra descritti non è esattamente delle più propositive, anzi, lo spettatore in questione pare abbia canzonato Morgan (sebbene senza insultarlo direttamente), e questo non è mai piacevole, sopratutto in pubblico, ma siamo sicuri che sia una degenerazione contemporanea?
Poche ore dopo l’accaduto Morgan ha rilasciato una dichiarazione su Instagram in cui si scusa del comportamento, e indica come nucleo della sua offesa il fatto di essere stato preso per un jukebox e non come una persona. A parte i facili riferimenti alla canzone di Edoardo Bennato, l’idea che l’artista sia lì giusto per soddisfare la tua voglia di musica, non viene sicuramente dai social come indica pigramente Silvestrin, ma dalla realtà. In Italia le cover band la fanno da padrone nei locali, e questo dipende da una complessa concatenazione di fattori, prima di tutto burocratici ed economici, perché non esistono sgravi per costruire un palco e pagare dei tecnici, quindi perché rischiare quando l’unica prospettiva è andare in perdita? Se però lo cantava già Bennato nel 1980 «Muoviti muoviti, facci sentire/ un’altra musica, una nuova canzone», proprio l’anno in cui fu il primo artista italiano a riempire San Siro, forse il problema ha radici più spesse e profonde di Facebook.
Quell’ignoranza contro cui Morgan e Silvestrin si scagliano con identica violenza dovrebbe essere uno sprone per l’artista, non un limite. Se vogliamo un pubblico colto, col bicchiere di vino in mano e la poltrona mentre ascolta un concerto dei Model/Actriz, forse è il caso di chiudere baracca e burattini, perché abbiamo appena ucciso la musica a trazione pop. Se la musica dev’essere popular, non ci si può mettere a fare muro ai concerti e far passare solo quelli laureati nel Galateo del bravo ascoltatore. Ai concerti può andarci chiunque, e se un concerto non piace ci si può lamentare, e non mi pare che questa persona abbia aggredito Morgan, né l’abbia appellato in modo sgradevole, ha fatto dell’ironia – fuori contesto e seccante quanto uno vuole, ma era ironia santo cielo. Però ancora una volta invece che ritagliarsi del tempo per parlare delle cose interessanti che la musica italiana sta esprimendo nel suo sottoterra, anche coloro che si definiscono “divulgatori” preferiscono tifare per il vecchio trombone, il fu-artista che con i suoi piagnistei e la sua musica da mamme-zie-papà (come soleva dire il caro Freak Antoni) è proprio il primo fautore della mediocrità che Silvestrin dice di combattere, ma che invece applaude.
E fa male due volte, laddove Silvestrin aveva già inquadrato il passatismo di Morgan, criticandolo quando lo esprimeva televisivamente, però in questo caso lo accomuna al cantautore il disgusto verso il pubblico, che invece andrebbe aiutato e seguito quando necessario, ma anche lasciato esprimere liberamente, senza pretendere di essere noi i vati di chissà quale verità. Perché il pubblico è sempre più ignorante? Perché invece che parlare di musica e far suonare gli artisti, parliamo di cazzate e facciamo suonare i rincoglioniti.





