Auralgraphic Entertainment – Dreamies
Bill Holt non è un musicista professionista, lavora come impiegato nel reparto marketing di una compagnia americana, ma il clima di paranoia e disperazione generato dalla Guerra Fredda lo costringono a cercare uno sfogo, una catarsi personale. Intorno al 1974 si chiude nel seminterrato di casa sua a Claymont (Delaware), chitarra alla mano, nastri, campionamenti, voce, drum machine, moog, un TEAC 3440 a quattro tracce e un Revox a due tracce, le canzoni dei Beatles di sottofondo. Il folk psichedelico a tinte pop che emerge da queste sessioni diventano un lungo mantra vaporoso, figlio inconsapevole delle sperimentazioni di Fifty Foot Hose, Godz, Mario Schifano, Harry Nilsson. Ma perché ne stiamo parlando proprio adesso? E cosa ci racconta di nuovo “Dreamies” di un periodo florido e irrequieto come gli anni settanta americani?

